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Progetto Lampedusa siamo noi

Un sogno da realizzare a/con Lampedusa: uno spazio di vera accoglienza

A Ravenna, la Rete Civile contro il Razzismo e la Xenofobia ha stilato un patto, detto “Ci siamo e ci impegniamo”. Sottoscritto da donne e uomini, non solo da sigle, questo patto ci vincola a non dimenticare Lampedusa, ogni volta che, dopo le tragedie i riflettori si spengono.

Non vogliamo dimenticare che quest’isola meravigliosa del Mediterraneo – mare dell’umanità intera, come tutti i mari – è stata trasformata in frontiera militarizzata e spettacolarizzata, per respingere o confinare in condizioni disumane persone spesso in fuga da persecuzioni e conflitti, e in cerca di protezione.

Lampedusa – per dirla con le parole di Annamaria Rivera, con cui abbiamo analizzato il senso di una tragedia che sembra non aver fine- “è diventata, suo malgrado, il paradigma di un’Europa che rinnega la Dichiarazione universale dei diritti umani”, che pure ha contribuito a redigere, “per trasformarsi in fortezza”. Una fortezza illusoria poiché “non ce la fa a competere con la forza degli esodi, con le ragioni che spingono gli esseri umani a cercare altrove salvezza, speranza, avvenire”.

Quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?”: la domanda contenuta nell’appello di Giusi Nicolini, sindaca di Lampedusa e Linosa, ci ha toccate/i profondamente.

Ci siamo sentite/i coinvolte/i in prima persona. La nostra vita non può essere dignitosa se ci sono esseri umani cui una vita dignitosa è negata.

La frase di Giusi Nicolini c’induce a un impegno concreto e duraturo per realizzare un progetto che sia di ampliamento non già dello spazio ove riposano i morti, bensì di quello ove i vivi siano accolti col massimo di dignità e rispetto.

Ci proponiamo di contribuire alla realizzazione di un progetto ideato dal Comune di Lampedusa e inattuato a causa dell'insufficienza di risorse.

Esso prevede la ristrutturazione di un edificio di proprietà comunale per attrezzare un centro per disabili, di cui l’isola è sprovvista, che sarà gestito dall’Associazione “Noi per lui Enzo Meli” ONLUS.

A questa idea, che vorremmo sottrarre alla fragilità del sogno, abbiamo dedicato quasi un anno di studio e progettazione. Per contribuire a realizzarla, ci impegniamo, in un ponte diretto con il Comune di Lampedusa, a costruire una rete di solidarietà concreta e un salvadanaio popolare, per raccogliere risorse, economiche e professionali.

Auspichiamo che, a partire da Ravenna, la rete solidale si diffonda e coinvolga le molte realtà economiche, produttive, sociali e di volontariato e raccolga i fondi necessari.

“Ci siamo e ci impegniamo” perché allla fine di questo anno si possa dare avvio ad azioni concrete, affinché il sogno cominci a realizzarsi.

Rete Civile contro il Razzismo e la Xenofobia di Ravenna

Ravenna, febbraio 2015

 

Lampedusa-siamo-noi

 

RETE CIVILE contro il RAZZISMO e la XENOFOBIA di Ravenna

In collaborazione con la Casa delle Culture del Comune di Ravenna

PROGETTO LAMPEDUSA SIAMO NOI

“Dopo Lampedusa” e la tragedia che continua a consumarsi nel mezzo del confine blu: il Mar Mediterraneo, la Rete Civile contro il Razzismo e la Xenofobia della Citta di Ravenna intende rompere il senso di impotenza di una cittadinanza che guarda l’incessante susseguirsi di queste tragedie con gli occhi di chi può solo sperare che ogni naufragio sia l’ultimo.

La rete civile contro il razzismo ha lanciato alle associazioni, ai comitati, alla cittadinanza l’invito a mobilitarsi per costruire insieme un nuovo processo culturale, sociale, politico e istituzionale che cambi le politiche in materia di diritto di asilo di chi fugge dalla morte, dalla guerra, dalle torture, dalle miserie, per raggiungere l’Europa .

Quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?”: la domanda contenuta nell’appello di Giusi Nicolini, sindaca di Lampedusa e Linosa, ci ha toccate/i profondamente.

Ci siamo sentite/i coinvolte/i in prima persona. La nostra vita non può essere dignitosa se ci sono esseri umani cui una vita dignitosa è negata, i quali ad “accoglierli” trovano un posto al cimitero, quando lo trovano, e, se sopravvivono, sono “trattenuti” a lungo in condizioni disumane.

La frase di Giusi Nicolini c’induce a un impegno concreto e duraturo per realizzare un progetto che sia di ampliamento non già dello spazio ove riposano i morti, bensì di quello ove i vivi siano accolti col massimo di dignità e rispetto.

Ci proponiamo di contribuire alla realizzazione di un progetto ideato dal Comune di Lampedusa e inattuato a causa dell'insufficienza di risorse.

L’Amministrazione e le associazioni della società civile lampedusana hanno individuato fra le necessità più urgenti l’adeguamento strutturale di un centro per persone diversamente abili, di cui la comunità ha bisogno da tempo. E’ iniziata così la raccolta fondi, chiamata “Salvadanaio sociale per Lampedusa” nella speranza di raggiungere rapidamente quanto necessario per la realizzazione del centro. L’intervento prevede la ristrutturazione e l’adeguamento di un immobile sito in Lampedusa in contrada Grecale dove ha sede il centro diurno ‘BEFANIA’ gestito dall’Associazione Noi per Lui Enzo Meli volto a persone diversamente abili con notevole compromissione delle autonomie funzionali in carico ai Servizi Socio Assistenziali e Sanitario dell’area Territoriale, con finalità specifiche di assistenza e solidarietà sociale. Non è previsto alcun intervento sulle strutture, ma i lavori edili riguardanti una nuova distribuzione interna e creazione di nuovi ambienti aventi destinazione d’uso conforme alla normativa vigente in materia; il rinnovamento e/o sostituzione delle opere di finitura e rifacimento degli impianti; e l’ adeguamenti alla normativa vigente in materia di abbattimento delle barriere architettoniche con sistemazione delle aree esterne.

La ristrutturazione del Centro permetterebbe l’esercizio di attività più specificatamente riabilitative e l’allestimento di una postazione informatica ad uso degli utenti.

A questa idea, che vorremmo sottrarre alla fragilità del sogno, il 30 novembre scorso abbiamo dedicato una giornata di studio e progettazione insieme ad Annamaria Rivera. Per contribuire a realizzarla, ci impegniamo, col consenso del Comune di Lampedusa, a costruire una rete nazionale di solidarietà concreta e un SALVADANAIO POPOLARE, per raccogliere risorse, economiche e professionali. Una rete a partire da qui, dalla Carta di Lampedusa che riusciremo a scrivere e che dovremo calare e radicare nei nostri territori con azioni concrete, non solo giuridiche ma anche sociali e culturali, di solidarietà e di speranza.

Per maggiori informazioni:

Progetto Lampedusa siamo noi