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Le elezioni del 2008

Intervista al neo consigliere aggiunto Babacar Pouye

Di Federica Angelini

Settembre 2008

Eletto con oltre il terzo delle preferenze, Babacar Pouye è da poche settimane il nuovo Presidente della Rappresentanza dei cittadini Extra-Ue di Ravenna e uno dei primi consiglieri aggiunti di Palazzo Merlato. Quarant’anni, due figli di due e cinque anni, da dieci anni in Italia, Pouye era già molto noto in città per il suo impegno con una squadra di atletica leggera da cui l’anno scorso è addirittura uscito il campione italiano dei 70 ostacoli indoor. Atleta lui stesso, Pouye in Senegal era già impegnato nel sociale e nel volontariato, ma questa è la sua prima vera esperienza politica.

Presidente, dopo l’insediamento ufficiale, ha già avuto modo di partecipare ai Consigli comunali e di iniziare la sua attività?

«Sì, il 14 luglio c’è stato il primo consiglio ed è stata un’esperienza bellissima. Sono stato accolto da tutti, maggioranza e opposizione, e ho subito cercato di chiarire che la nostra posizione non è né di destra né di sinistra. Per questo abbiamo anche organizzato una cena invitando tutti i capigruppo del Consiglio. Vogliamo lavorare con tutti coloro che hanno a cuore il bene degli immigrati».

Ma lei ha intenzione anche di seguire il lavoro del Consiglio su temi che non si legano strettamente ai migranti?

«Naturalmente, credo sia mio dovere anche perché se non conosco o non capisco le esigenze degli altri, non posso pensare di fare proposte per nessuno. Sono lì per partecipare il più attivamente possibile».

Qual è la prima questione di cui intende occuparsi?

«La vera emergenza, lo sappiamo tutti, è quella dei rinnovi dei permessi di soggiorno. Aspettare un anno per ottenere il documento può mettere in gravi difficoltà l’immigrato che rischia di perdere il lavoro e la casa. Per questo ho chiesto un appuntamento con la Questura e la Prefettura e intendo attivarmi in tutti i modi possibili per tentare di velocizzare i tempi, è una questione vitale».

Si tratta tuttavia di un problema nazionale. Per quanto riguarda Ravenna, invece, quali sono le difficoltà? Il pensiero corre sempre all’annosa questione dei Giardini Speyer....

«Come ho già avuto occasione di dire, non credo esista un vero problema sicurezza e comunque non va confuso con il tema dell’immigrazione. Non ha senso cercare di additare il diverso come responsabile, bisogna invece lavorare tutti insieme. Credo che il progetto di mediazione messo in campo dall’Amministrazione sia la vera strada da perseguire anche se io sono convinto che accanto agli italiani servano mediatori provenienti dai paesi di origine, che capiscano la lingua delle persone, sappiano come trattare certi argomenti e su quali elementi far leva per spiegare le abitudini e le consuetudini che vigono qui. Si potrebbe lavorare in sinergia con la Polizia municipale. Questo non significa che i migranti debbano abbandonare o rinunciare alla propria idendità di origine, ma anzi che devono arricchirla e dar vita a una simbiosi tra le due».

Sta lavorando di concerto con la vicepresidente Miranda Kalefi o vi siete “divisi i compiti”?

«Stiamo lavorando insieme, e imparando a conoscerci. In particolare, al momento, stiamo cercando di organizzare un concorso incentrato sull’arte e dedicato ai migranti che si intreccerà con il Festival delle Culture».

E con i consiglieri aggiunti delle circoscrizioni, nonché membri della Rappresentanza?

«Ci siamo già incontrati diverse volte e stiamo cercando di esaminare le diverse situazioni per poi poter progettare e formulare proposte. Sì, diciamo che siamo in piena fase di progettazione».

Un’ultima domanda “personale”: lei ha due figli nati in Italia ed è qui da dieci anni, non sta pensando di chiedere la cittadinanza?

«Io sono orgoglioso di essere cittadino senegalese e al tempo stesso mi sento italiano, perché qui ho cambiato la mia vita. Mi sento cittadino del mondo e sono felice di esserlo. Per ora chiedere la cittadinanza non è una priorità».